Partono i MiniPlay: cosa è successo ad Alba

MiniPlay: concentrato di serious gaming

Per l’autunno 2017 e la primavere 2018, sono stati organizzati una serie di eventi, ciascuno di poche ore, dedicati al serious gaming, che prendono le mosse dalle nostre esperienze con #play14. Forse con poca fantasia abbiamo chiamato questi incontri MiniPlay14 ma ci sembrava così di riuscire a definire ciò di cui si tratta: un assaggio delle tematiche che vengono trattate nel #play14 completo, vale a dire esperienze di “gioco serio" come strumento di apprendimento e riflessione nella realtà professionale

Tutte le informazioni sui prossimi MiniPlay, con la possibilità di iscriversi, sono disponibili sulgruppo sulla piattaforma Meetup gestito da Agile Reloaded.

MiniPlay ad Alba: un contesto “inconsueto”.

Di solito, gli eventi che organizziamo presentano diversi elementi comuni, ad esempio la modalità con cui vengono annunciati e promossi, la tipologia di location in cui si svolgono, il profilo dei partecipanti che si presentano.

Ma il primo MiniPlay dell’autunno 2017, che si è svolto lo scorso 30 settembre ad Alba, ha presentato un certo numero di tratti inconsueti. Chi scrive ha vissuto queste differenze come un esperimento, e nutriva molti dubbi sull’esito e sul valore dell’iniziativa.

Location e data

La location tipica per eventi di questo tipo è il contesto dell’ufficio, la sala riunioni, gli spazi “intermodali” dedicati proprio all’organizzazione di conferenze e riunioni. In certi casi, come per le due edizioni milanesi del #play14 che abbiamo organizzato, si scelgono aree industriali dismesse e ristrutturate perché forniscono ampi spazi e un’architettura suggestiva. In ogni caso, si tratta di contesti che richiamano nettamente un ambiente professionale, collocati spesso in grandi centri urbani.

In questo caso la location è stata gentilmente messa a disposizione dall’associazione culturale Assodicoppe in una casa storica al centro della città di Alba. Posto bellissimo ma, insomma, non quello nel quale in genere accogliamo i partecipanti agli eventi. Le stanze invogliano alla meditazione o alla conversazione. Non ci sono proiettori o muri liberi per appendere cartelloni o Post-it.

Figura 1 – La sede non è esattamente il classico spazio lavorativo tipo sala riunioni o grande ufficio, ma una casa storica nel centro della città di Alba.

Per quanto riguarda la data e l’orario, collocare l’evento in settimana e di sera non si sposava troppo con le abitudini dei possibili partecipanti: abbiamo pertanto scelto un sabato pomeriggio in modo da avere tempo per giocare e per tenere un aperitivo senza fretta.

Modalità di comunicazione

Altro aspetto particolare è quello che ha riguardato il modo in cui l’evento è stato promosso: le piattaforme solite — Meetup, Linkedin, mailing list, blog — sono state del tutto inefficaci. I partecipanti sono arrivati da altri canali: Facebook e, soprattutto, conoscenze dirette. Telefonate o messaggi di conferma sono state il conteggio dei presenti. Si è trattato quindi di una promozione un pò più “analogica” di quello a cui siamo abituati. L’associazione, poi, ha affisso un cartello all’esterno della casa per pubblicizzare l’evento

Figura 2 – Comunicazione “vintage” tramite il buon vecchio cartello in bacheca.

Profilo dei partecipanti

Questo è stato l’aspetto più interessante. Mancavano tutti i profili tipici dei nostri eventi: niente sviluppatori di software, niente project manager, nessun coach. I partecipanti sono stati invece insegnanti, proprietari della location e amici dell’associazione, ragazzi appena maggiorenni, impiegati.

Cosa abbiamo fatto

Ho presentato il play14 e la sua storia e non avevo slide o supporti cartacei. Ho raccontato i motivi alla base del play14, di come nel gioco siamo in grado di imparare superando barriere di gerarchia, status, età. Ho presentato il MiniPlay come tentativo di creare interesse e community attorno all’evento principale. Devo dire che in quel momento ho visto diverse facce dubbiose.

Forse il contesto era davvero troppo inconsueto? Forse il profilo dei partecipanti non era adatto a questo tipo di attività? Da qui, però, siamo passati all’azione incentrata sul gioco, e la situazione si è sbloccata.

Animal Farm

Siamo partiti con la fattoria degli animali, un gioco ormai classico nell’ambito del serious gaming, ideato da Pierre Neis e presentato al #play14 due anni fa. Le persone sono state suddivise su tre tavoli da 5-6 giocatori e si sono disputate tre sessioni.

Anzitutto sono stati introdotti i personaggi del gioco: Leone, Gufo, Pinguino, Maiale, Volpe, Gatto, Cane, che rappresentano ognuno determinati comportamenti tipici di certi ruoli. È emerso anche qualche scambio di idee sul concetto di ruolo e di come ognuno ne interpreti diversi in base al contesto. Il gioco, infatti, prevede che ogni partecipante tenti di interpretare il ruolo corrispondente all’animale che gli viene assegnato, mettendo in atto i tratti comportamentali tipici di quel personaggio.


Sessione 1

Ogni tavolo doveva disegnare un paesaggio con cinque fiori utilizzando almeno tre colori diversi. Cinque i minuti a disposizione.

Ai partecipanti sono state distribuite le carte con i personaggi: ognuno poteva scegliere uno degli animali, ma i ruoli non potevano essere dichiarati agli altri.

Ogni tavolo è riuscito a completare il disegno. Abbiamo fatto un debriefing di qualche minuto su quello che era stato osservato: quali ruoli fossero stati coinvoltie come si erano comportati. Interessanti gli interventi su quanto fosse “facile” impersonare il ruolo se corrispondeva alla propria personalità.

Con mio grande sollievo, le facce inizialmente dubbiose hanno cominciato a sciogliersi, la partecipazione si è allargata, e in molti sono intervenuti.

Sessione 2

Stesso compito della sessione 1, ma le carte erano distribuite da me; come in precedenza, i ruoli non potevano essere dichiarati agli altri. La distribuzione delle carte ha creato:

  • un tavolo di tutti leoni eccezion fatta per un solo gufo;
  • un tavolo con un cane pastore e gufi, gatti, pinguini, ma nessun leone;
  • un tavolo con un maiale, un cane pastore e gufi, gatti, pinguini, ma nessun leone.

Ogni tavolo è riuscito a completare il disegno.

Dal debriefing è emerso quanto segue:

  • il tavolo con tanti leoni ha impiegato quasi tutto il tempo per discutere; hanno iniziato a disegnare quasi alla fine con risultati frettolosi;
  • negli altri due tavoli, il solo maialeo il solo cane pastore hanno lavorato, mentre gli altri hanno impiegato tutto il tempo per lamentarsi o criticare, in conformità al ruolo assegnato dalla carta.

La discussione che ne è derivata è stata stimolante, perché è emerso che l’aver assegnato dei ruoli nel modo in cui era stato fatto stimolava i confronti con il mondo reale.

Sessione 3

Nella terza sessione, lo svolgimento canonico del gioco avrebbe previsto che tutti insieme i partecipanti avrebbero dovuto realizzare un unico disegno, ma motivi “logistici” impedivano questa conclusione.

Ho pertanto chiesto ai presenti di “simulare” questa fase: mantenendo il ruolo della sessione 2, in tre minuti dovevano elaborare tutti insieme il modo migliore per disegnare il paesaggio con i fiori.Ovviamente l’allargamento del gruppo ha esasperato i ruoli rendendo impossibile alcuna decisione.

Alla fine del gioco i partecipanti erano decisamente “dentro” l’approccio del serious gaming: le domande e le osservazioni sono diventate serrate e coinvolgenti

Welcome to Legoland

Successivamente, siamo passati a un gioco presentato nel 2016 al #play14, Welcome to Legoland. Lo scopo del gioco è allenarsi a pensare in maniera iterativa tenendo presente l’obiettivo. Il gioco consente anche di sperimentare tecniche di racconto.

In cosa consiste

Ai tre tavoli è stato dato l’obiettivo di raccontare una storia che avesse un inizio, uno svolgimento, un colpo di scena e una conclusione. La storia doveva essere sceneggiata e costruita con il Lego. Tutto questo andava svolto entro tempi prestabiliti: 2 minuti per pianificare, 7 minuti per costruire, 3 minuti per raccontare.

Nella storia dovevano obbligatoriamente entrare tre elementi: un personaggio storico, un oggetto, un luogo fisico. La scelta di questi elementi, però, era lasciata libera ai vari tavoli, che hanno combinato triplette quantomeno interessanti:

  • Re Artù, cellulare, Seychelles;
  • Garibaldi, tagliatartufo, Svezia;
  • Cuoco di Luigi XIV, aquilone, Alaska.

Figura 3 – Gianni ha divertito i presenti con la sua storia di Garibaldi e Anita in una grotta svedese…
Figura 3 – Gianni ha divertito i presenti con la sua storia di Garibaldi e Anita in una grotta svedese…


Sessione 1

I tavoli sono partiti, mentre tenevo i tempi e hanno costruito storie divertenti.

Abbiamo riflettuto insieme sulla qualità delle storie soffermandoci su errori tipici di uno speaker: movimenti, leggera balbuzie, nervosismo e ripetizioni.

Tutti hanno mimato la storia anche con il Lego: al narratore designato si aggiungevano gli elementi del gruppo che muovevano le costruzioni.

Sessione 2

Sono stati aggiunti alla storia i primi elementi di disturbo. Elementi che dovevano essere inseriti nel racconto e nella costruzione. Ad esempio una centrale elettrica, Lady Gaga e un cheesecake. Auspicabilmente, tutti hanno scelto di non stravolgere la storia ma di adattarla al nuovo contesto.

Nel debriefing, notando una certa fretta nel racconto, ho chiesto alle persone quanto tempo dei tre minuti pensassero di aver usato. Tutti hanno risposto di aver usato quasi tutto il tempo mentre tutti avevano usato in realtà non più di un minuto.

Sessione 3

Ho chiesto ai tavoli di aggiungere un luogo fisico alla storia e, non appena ne hanno scelto uno coerente con il racconto, li ho scambiati tra i vari gruppi.

Anche questa volta i tavoli si sono adattati, modificando e arricchendo la storia e non cambiandola completamente.

Nell’ultima sessione tutti hanno utilizzato correttamente i tre minuti a disposizione per raccontare e mimare.

Il gioco è una cosa seria

Se leggete queste pagine, probabilmente già lo sapete: se ben fatto, il serious gaming è un approccio tanto coinvolgente e piacevole quanto capace di facilitare apprendimento e riflessione. Del resto, il gioco in tutte le sue forme è lo strumento con cui l’umanità si “addestra” fin dai tempi più remoti. Per chi fosse interessato può leggere la serie dedicata al serious gaming pubblicata sulle pagine di MokaByte

L’incontro di Alba, partito da presupposti inconsueti e anche con qualche piccolo dubbio sui risultati attesi, ha dimostrato ancora una volta quanto sia vero l’assunto appena enunciato. Il coinvolgimento e l’interiorizzazione di certi concetti da parte dei presenti ha spazzato via ogni dubbio… e l’aperitivo finale, con tanto di canti popolari condivisi, ha rafforzato questa impressione.

Vi aspettiamo quindi ai prossimi appuntamenti.